Fao: in Europa e Asia Centrale malnutrizione collegata alle disuguaglianze

Per affrontare il triplice fardello della malnutrizione occorre risolvere i problemi sociali ed economici

Lo scorso 11 dicembre la FAO ha pubblicato un rapporto che analizza l’insicurezza alimentare della regione dell’Europa e dell’Asia Centrale: si tratta di una zona molto eterogenea in termini di struttura economica dei Paesi, tasso di crescita economica, posizione geografica e condizioni climatiche e socio-demografiche. Tuttavia, prendendola complessivamente in analisi, in base all’indicatore FIES (Food Insecurity Experience Scale) si evince che oltre 14 milioni di adulti e circa 4,7 milioni di bambini soffrono di una grave insicurezza alimentare.

Il documento della FAO si intitola “La panoramica regionale sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione: Europa e Asia Centrale 2018”, e analizza un ampio ventaglio di dati su approvvigionamento energetico, denutrizione, carenze nutrizionali, sovrappeso, obesità.

Tramite l’utilizzo dell’indicatore FIES, che analizza l’insicurezza alimentare, si è stimato che, nella finestra temporale 2015-2017, il 2,1% della regione di riferimento è stata esposta ad una grave insicurezza nutrizionale. La percentuale corrisponde a circa un miliardo di persone.

Di sicuro queste cifre non sono paragonabili alla media mondiale di 9,2% di individui che non hanno alcuna certezza per ciò che riguarda il loro approvvigionamento alimentare quotidiano. Tuttavia, come sostiene Ariella Glinni, autrice principale del rapporto, i dati sono “ancora motivo di preoccupazione soprattutto in quei Paesi con fame e malnutrizione persistenti”. In altre parole, se la media è ‘sommaria’, esistono dei posti in cui la situazione è più allarmante di altri, e si tratta di quelle zone in cui vi sono dei ‘fattori sottostanti’ di disuguaglianza sociale ed economica che alimentano i problemi nutrizionali.

Ha aggiunto la Glinni: “Vogliamo assicurarci che nessuno resti indietro, e che ci sia accesso a cibo nutriente per tutti. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo anche bisogno di capire meglio la situazione dei diversi gruppi di popolazione, affrontare le questioni fondamentali sottostanti come la povertà, le disuguaglianze economiche e sociali, i conflitti e altri fattori”.

Non a caso, nel rapporto si dimostra come vi siano disuguaglianze fra uomini e donne nella prevalenza dell’insicurezza alimentare: nei Paesi del Caucaso, dell’Asia Centrale e della Comunità europea di Stati Indipendenti, le donne soffrono di un tasso più alto di insicurezza alimentare rispetto agli uomini. Come ribadisce la Glinni: “Questo segnala disuguaglianze di genere più fondamentali nelle società, che si riflettono nell’accesso al cibo e nell’utilizzo del cibo. Per garantire che tutte le persone, indipendentemente dal genere, abbiano cibo e nutrizione adeguati, dobbiamo promuovere misure coerenti che possano essere adottate a tutti i livelli e in diversi settori politici”.

Un altro elemento chiave che emerge da questo Rapporto è che i problemi di malnutrizione sono prevalenti nelle aree remote e rurali, così come l’arresto della crescita dei bambini è superiore del 50% nelle campagne rispetto alle città. Per questo occorre affrontare, oltre all’alimentazione in sé, anche i problemi strutturali legati alla povertà e all’isolamento delle zone più remote.

Tuttavia, quando si parla di ‘malnutrizione’ non si può solo fare riferimento a situazioni di carenza: infatti è tristemente nota l’espressione “triplice fardello della malnutrizione”, che è composto da denutrizione, sovrappeso/obesità e carenze nutrizionali. Per quanto il primo di essi sia il più grave per la sopravvivenza, tutti e tre i problemi sono più o meno presenti ovunque seppur con percentuali diverse.

Nel rapporto della FAO si legge, ad esempio, che milioni di persone soffrono ancora di carenze alimentari, e che l’anemia nelle donne fertili è in aumento, così come sono crescenti i livelli di sovrappeso e obesità nella regione analizzata, sia fra gli adulti che tra i bambini. Si tratta di condizioni associate inevitabilmente ad una cattiva alimentazione, basata su una globalizzazione nutrizionale che ha portato a consumare ovunque alimenti più ricchi di grassi e zuccheri, accompagnati da uno stile di vita sempre più sedentario.

Queste tendenze e le relative implicazioni economiche per la salute pubblica sottolineano la necessità di assumere politiche adeguate ed efficaci a lungo termine per affrontare non solo le carenze, ma anche gli eccessi.

Anche le migrazioni risultano essere un elemento chiave nell’ambito della malnutrizione. Basti pensare che 78 milioni di migranti dei 258 milioni a livello mondiale si muovono verso e all’interno di Europa e Asia Centrale.

La migrazione, sia all’interno di uno stesso Paese che oltre i suoi confini, può diventare fonte e opportunità di sviluppo sia per il Paese che accoglie che per la famiglia stessa del migrante. Negli ultimi anni, il denaro inviato a casa da parte dei lavoratori migranti ha risollevato milioni di famiglie dalla povertà e dall’insicurezza alimentare: i flussi di rimesse all’interno di Europa e Asia Centrale, nel 2017, sono stati pari a 44 miliardi di dollari USA.

Tuttavia le migrazioni, se da un lato aiutano le condizioni familiari di chi si sposta, dall’altro indicano in alcuni luoghi gravi problemi economici e di disoccupazione. Non a caso sono aumentati, secondo il rapporto, le migrazioni di donne e giovani. Le donne costituiscono il 52% di coloro che valicano i confini internazionali sia in Europa che in Asia Centrale, con tutte le conseguenze che ne derivano per le conseguenze sociali e familiari.

Evidenziando questa situazione, dunque, il rapporto vuole mirare anche ad adottare delle misure che mitighino le conseguenze negative della migrazione, sfruttandone invece il potenziale di sviluppo. Queste includono misure di sostegno ai migranti che tornano nel loro Paese di origine per offrir loro alternative di sostentamento.