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Obiettivo 14 - Vita sott'acqua



In Italia Nel Mondo Target Approfondimenti

Contesto italiano

L’Italia è indietro sulla tabella di marcia stabilita dalla Strategia europea per lambiente marino. È necessario adottare gli obiettivi del Rapporto sul Capitale Naturale e le misure previste dalla Direttiva Ue. Rispetto a quasi tutti i Target dell’Obiettivo 14, l’Italia presenta un notevole ritardo, anche se è visibile un lento miglioramento. A livello nazionale, infatti, è indietro sulla tabella di marcia stabilita dalla Direttiva quadro 2008/56/Ce sulla strategia per lambiente marino che impone il raggiungimento nel 2020 del Buono stato ecologico (Bse). Se l’Italia rispettasse gli obblighi della Direttiva (recepita con D.Lgs. n. 190 del 13 ottobre 2010), buona parte dei Target del Goal 14 sarebbero già di prossimo conseguimento. E purtroppo, così non è. Malgrado il suo carattere geografico di penisola con un alto rapporto di sviluppo lineare costiero rispetto alla sua superficie territoriale, le performance dell’Italia per il monitoraggio delle misure imposte dalla Direttiva, rispetto agli altri Paesi Ue interessati, risultano tra le meno adeguate e per alcune attività di monitoraggio non si prevede il rispetto della soglia temporale del 2020.

Il dato più allarmante risulta essere il sovra-sfruttamento degli stock-ittici monitorati, con una quota dell’88% nel 2014. Quota che rimane ancora troppo alta, sebbene il trend abbia cominciato a migliorare (nel 2013 la quota arrivava fino al 95%).

Il Rapporto ASviS 2017 suggerisce di adottare gli obiettivi specifici indicati dal Rapporto sul Capitale Naturale e tutte le misure previste dalla Direttiva europea sulla Strategia marina, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ambiente marino riveste per il nostro Paese. Inoltre, bisogna assicurare l’immediata implementazione del programma di monitoraggio previsto dalla Direttiva (e la cui scadenza era già prevista al 2014), in linea con quanto prevedono anche i Target dell’Obiettivo 14.

Infine, va ratificato il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell’ambito della Convenzione di Barcellona.

Contesto internazionale

Gli oceani del mondo - la loro temperatura, la loro composizione chimica, le loro correnti e la loro vita - influenzano i sistemi globali che rendono la Terra un luogo vivibile per il genere umano. L’acqua piovana, l’acqua che beviamo, il meteo, il clima, le nostre coste, molto del nostro cibo e persino l’ossigeno presente nell’aria che respiriamo sono elementi in definitiva forniti e regolati dal mare. Nel corso della storia, gli oceani e i mari sono stati e continuano ad essere canali vitali per il commercio ed il trasporto.

Fatti e cifre

  • Gli oceani coprono i tre quarti della superficie terrestre, contengono il 97% dell’acqua presente sulla Terra e rappresentano il 99% di spazio, in termini di volume, occupato sul pianeta da organismi viventi.
  • Più di 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento.
  • Gli oceani contengono approssimativamente 200.000 specie identificate, ma i numeri reali potrebbero aggirarsi rientrare nell’ordine dei milioni.
  • Gli oceani assorbono circa il 30% dell’anidride carbonica prodotta dagli umani, mitigando così l’impatto del riscaldamento globale sulla Terra.
  • Le industrie ittiche marine danno impiego, direttamente o indirettamente, a più di 200 milioni di persone.
  • Il 40% degli oceani del mondo è pesantemente influenzato dalle attività umane, il cui impatto comprende l’inquinamento, l’esaurimento delle riserve ittiche e la perdita di habitat naturali lungo le coste.

Target

14.1 Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l'inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l'inquinamento delle acque da parte dei nutrienti

14.2 Entro il 2020 gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, anche rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino, al fine di ottenere oceani sani e produttivi

14.3 Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell'acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli

14.4 Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, e mettere in atto i piani di gestione su base scientifica, al fine di ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile come determinato dalle loro caratteristiche biologiche

14.5 Entro il 2020, proteggere almeno il 10 per cento delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili

14.6 Entro il 2020, vietare quelle forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono all’eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dall'introdurre nuove sovvenzioni di questo tipo, riconoscendo che un trattamento speciale e differenziato adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati dovrebbe essere parte integrante del negoziato sui sussidi alla pesca dell’Organizzazione Mondiale del Commercio[1]

14.7 Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall'uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo

14.a Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina, tenendo conto dei criteri e delle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul trasferimento di tecnologia marina, al fine di migliorare la salute degli oceani e migliorare il contributo della biodiversità marina per lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati

14.b Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini

14.c Migliorare la conservazione e l'uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale, che si riflette nell’UNCLOS[2], che fornisce il quadro giuridico per l'utilizzo e la conservazione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, come ricordato al punto 158 de “Il futuro che vogliamo”


 
Obiettivo 2030 - N° 14 Vita sott'acqua

SDG 14: Flora e fauna acquatica. Intervista a Sebastiano Venneri


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